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I
testi qui presentati sono tratti da due sillogi pubblicate in forma
cartacea: I cani hanno sempre ragione (SEEd, 2000/2001) e Sono
un poeta, cara (SEEd, 2003). Le stesse opere sono disponibili in
formato elettronico nel sito di Guido
Catalano.
Nota introduttiva
La prima cosa che viene in mente leggendo le poesie di Guido Catalano
è che si tratta di liriche sorridenti. I versi sono spesso apertamente
giocosi, ironici, divertenti. Eppure non sono propriamente comici: il
loro tono è sostanzialmente lirico, affettuoso; la loro ironia,
spesso anche autoironia, a volte è persino dolente, e la loro
giocosità è diretta ad includere fiduciosamente il lettore
entro un cerchio di calorosa amicizia.
Sono poesie che fanno uso di un linguaggio colloquiale, quello di tutti
i giorni, e si rivolgono al lettore come in presa diretta, non solo
evitando i diaframmi dell'uso di forme letterarie, ma anche riproducendo
l’immediatezza del proprio farsi. Sembrano nascere e vivere in
colloquio con il lettore. Non però solo nel colloquio silenzioso
da singolo a singolo (da solitario a solitario) che lega a distanza
ciascun poeta al proprio lettore attraverso la pagina o lo schermo di
un computer: queste poesie hanno una vitalità che immediatamente
fa pensare che vogliono essere lette ad alta voce e accompagnate dal
gesto, che pretendono non solo una condivisione ideale, ma un vero e
proprio scambio di natura teatrale. Non a caso Guido Catalano, oltre
che un poeta gentilmente giocoso e affettuoso, è anche un uomo
di teatro, un attore che propone felicemente i suoi testi in spettacoli
itineranti.
Dalla biografia di G. C., già ricca di avvenimenti, risulta che
il giovane poeta ha fatto televisione e teatro, pubblicato libri, organizzato
eventi culturali. Attualmente, insieme ad Arsenio Bravuomo, capeggia
una carovana di poeti girovaghi che si esibisce in un reading-spettacolo
già acclamato in alcune tra le principali città italiane.
“Love poetry! tour” è il nome dato alla carovana
e allo spettacolo stesso.
Anna Setari
S’IO FOSSI SCACCO VORRIA ESSER LO CABBALLO
s’io fossi scacco
vorria essere lo cabballo
che di tutti i pezzi
est lo solo
che ti fa lo movimento strano
inaspettato
un poco figlio di mignotta
lo cabballo
vaca un poco avanti
et poi zacche!
ti gira
e ti piglia per lo fianco
ti futte
che mancomeno te n’accorgi
lo cabballo
di tutti i pezzi
lo più infingardo
mi piace assaie
più dell’alfiero
che di sghimbescio curre
più dello re
che sempre in ansia sta
IL PAPERO-TALPA ARRUOLATO NELL’ESERCITO
SON BRUTTI I CAZZI PER IL GLORIOSO
STATO ITALIANO
dovevo svuotare un cesso otturato dalla merda
defecata da chissà quanti culi
di giovani sani soldati italiani
il generalissimo avrebbe fatto, quell’oggi
un bel giretto del posto
e chissà chissà
si sarebbe fatto pure una passeggiata
nelle nostre splendenti latrine
“capitano, mio capitano!”
sull’attenti stavo fiero e guardavo negl’occhi il mio duce
“capitano, mio capitano! quel buco lì è ricolmo
strabordante
oberato
zeppo di feci, mio capitano…
se tiro l’acqua, qui tracima merda dappertutto…
capitano, cheffare ?!”
il capitano mio bello
la faccia tirata dalla tensione per l’imminente arrivo
del generale di brigata di Tutti i Cazzi
mi guatò ungendomi del suo sdegno
“piglia un bicchiere di carta e svuota…”
“capitano, mio capitano, può forse lei, gentilmente
ripeter l’ordine, che mi pare di non aver capito mica bene…”
il caporale
li vicino
se la rideva
mica poco
“piglia un bicchiere e svuota quel buco pieno dimmerda…”
“sissignore-signorsì !!
che Dio benedica la nostra patria
lo stato italiano
il nostro glorioso presidente
e, mi sia concesso il Papa e gli Stati Uniti d’America, mio capitano
!!”
e svuotai a mano un buco pieno di merda
vomitai due volte
avevo solo un guanto di gomma
ma fu un’esperienza
SEMBRAVATE UOMINI
sembravate uomini
visti da vicino
sembravate uomini
ma donne anche, quando dico uomini intendo uomini e donne
sembravate uomini, dicevo
avevate tutte le vostre cose ai loro posti
nasi in mezzo ai visi
occhi di colori vari, sempre due
gambe
cazzi (gli uomini)
piedi
tette (le donne)
fighe (le donne)
chiappe
buchi del culo
capelli (alcuni più, alcuni meno, uno era senza)
eravate vestiti di vestiti
da uomo
da donna
ce n’era una di ragazza che indossava un bellissimo lungo rosso
ce n’era un’altra con una gonna cortissima e quando si sedeva
potevo distinguere le sue mutandine bianche
era una festa, credo
io bevevo
continuavo a bere
solo quello facevo
bevevo
e al centesimo bicchiere ancora non avevo
rivolto la mia bocca a nessuno
e nessuno a me
e mi girava la testa
così veloce
che si staccò dal collo e se ne volò sulla luna
CAZZI NE HAI PRESI PIÙ TU
CHE UN ESERCITO DI MIGNOTTE DA SBARCO
grandissima puttana
enorme, gigantesca puttana che non sei altro
zoccola
invereconda baldracca
chiavatrice
bocchinara e sodomita
mignottona da fiera medievale
sconcertante macchina per fottere
pigliatrice di minchie a ripetizione
a guardarti
adesso
così da vicino
tutta li, china e cheta suoi tuoi libri
non si direbbe mica
e invece
rimani la più fantasmagorica troiazza
c’abbia calcato queste terre
negl’ultimi cent’anni
e dico poco
IL PAPERO-TALPA VINCE ANCORA UNA VOLTA.
LA SUA PAZZIA MANDA IN MERDA IL SISTEMA.
IL COLONNELLO È VIEPPIÙ INCAZZATO
“vattene !…sei più buono a niente !”
così mi disse il colonnello
“c’hai i piedi che sembri una papera
c’hai gli occhi che sembri una talpa
e sei pure pazzo”
“vattene via !…qui non ti vogliamo mica… qui è
per uomini veri…mica gente come te che non è buona neanche
a stare sull’attenti…”
“vattene dalla mia caserma !”
fece il colonnello
“corrompi i miei uomini, sei un buono a nulla, secondo me sei
pure un uomo sessuale…”
il colonnello mi guardava rabbioso
come mi volesse sventrare di baionetta
coi suoi piccoli piccoli occhietti azzurri
due forelli nel suo faccione obeso e glabro
“allora !..cosa aspetti… sparisci !”
sudava il colonnello
gocce di grasso fuso rotolavano dalla fronte al naso al mento
poi cadendo sulla scrivania
a formare una pozzangherina sebotica
io
presi la porta e andai
fuori dalle mura alte del casermone
c’eran dei prati
mi sedetti
annusavo l’aria sopraffina del pomeriggio
scambiai due parole con un bue di passaggio
poi
m’addormii
13/6/71
beh, anni fa
mio padre aveva una berlina due porte nera
modello 1934
ecco,
lui mi ha raccontato…
c’era una ragazza molto carina, vedi…
uscivano spesso in macchina assieme,
e quando lui andava a prenderla,
scendeva sempre per aprirle lo sportello…
quando era salita e lui aveva chiuso lo sportello,
girava dietro l’auto per mettersi al posto di guida,
ma prima di arrivarci
lei si spostava
e schiacciava il bottone chiudendolo fuori…
poi se ne stava li
ad arricciare il naso
e a fargli delle smorfie…
ecco che cos’è l’amore secondo me…
Charlie Brown
COME LE NUVOLE
“ti amo come amo le nuvole”
“come cosa?” mi disse
“come le nuvole”
mi guardò come a dire: “idiota”
“le nuvole? tu ami le nuvole ?”
un sorriso
e se ne andò
non un bel sorriso, s’intende
effettivamente
io
le nuvole
mica le ho mai amate
OGGI AL TELEFONO
oggi al telefono
eri così fredda
almeno venti gradi sotto zero
eri così fredda
che mi si è ghiacciato l’orecchio
e la cornetta
mi si è appiccicata al padiglione auricolare
eri così fredda
oggi al telefono
che mi è venuto il raffreddore
e non credo di volerti più chiamare
QUESTA NOTTE
questa notte in cielo
ci sono almeno diecimila stelle
si, almeno diecimila
è una notte buia
è vero
ma così fresca
tu profumi
di qualcosa che non è facile dire
di stelle
ho pensato
ma mica ne sono sicuro
ARUAL
Laura
il tuo nome all’incontrario fa…....Aruàl
Aruàl, sarebbe così bello anche così
Aruàl, Laura, Aruàl, Aruàl
Laura
occhi d’anice
capelli di castagna
Laura
sei bella anche all’incontrario
mi ricordo
che non volevi ballare mai
mi sussurravi “preferisco guardare gli altri…
…ascoltare la musica”
CADDI IN GINOCCHIO, LE MANI IN VISO
“ perché stai piangendo ?” le chiesi
“ non piango, idiota, mi è entrata una roba negl’occhi”
sussurrò
“ menti, tu piangi” insistei
“ sei uno stronzo !” affermò
e corse via
la inseguii
la cinsi da dietro come solo io so fare
“ aspetta, voglio parlarti !”
mi diede con il gomito in pieno naso
sentii distintamente l’osso rompersi
caddi in ginocchio, le mani in viso
lei si girò, aveva gli occhi grandi
lei si girò e disse queste quattordici parole :
“ senti, sto con uno da un mese
è bello
e scopa come un dio”
se qualcuno di voi è mai stato
investito dall’Espresso Torino-Milano delle 22.10
sa cosa ho provato in quel momento
se no
provi ad immaginare
ALLA PROSSIMA RAGAZZA CHE MI RENDERÀ FELICE
ancora non ti conosco
non so come sei fatta
bionda? nera? rossa? blu?
chissàpe chissàpe
ragazza che esisti ma che non ci conosciamo ancora
ma che esisti
preventivamente ti dedico
questa poesia d’amore
di che colore i tuoi begl’occhi?
neri? verdi? rossi? maròn?
chissàpe
ragazza che chissà cosa stai facendo ora
e che anche tu magari
stai cercando me
che sto cercando te
questa poesia d’amore
-che è d’amore perché già t’amo-
io a te la manderei
per piccione viaggiatore
se il piccione sapesse
dove tu te ne stai (magari lo sa)
comunque, sia come sia
bellissima profumata
o prima o poi o durante
c’incontreremo
e ti leggerò codesta poesia
speriamo che ti piaccia
vediamo di sbrigarci
a trovarci
io sarò quello
con margherite dappertutto
BEH, ALLORA CIAO, CIAO ALLORA
la guardavo un po’ negl’occhi
lei mi guardava anche lei un po’ negl’occhi
ed era bello parlare insieme anche di vaccate
avrei voluto dirle: “lo sai tu che la primavera ti dona molto
?”
ma le dissi: “hai visto l’ultimo film di Custuriza ?”
lei rispose: “si, bello”
ma io avrei voluto dirle: “lo sai che le tue labbra, hai la bocca
più al sapore di ciliegia che ho mai visto, sei la più
bella, forse di tutto il mondo ?”
ma le dissi: “beh certo sto Custuriza è proprio un bel
registone”
e lei rispose: “si, proprio”
lei c’aveva occhi castani grandi
grandi castani occhi grandi
avrei voluto dirle: “scappo via vieni con me dove nessuno ci trova”
e poi l’avrei baciata per due giorni di seguito
senza staccare i miei labbri
dalla sua stupenda bocca stupenda
ma le dissi: “beh, allora ciao”
e lei: “ciao allora”
“si, ciao, ci si vede”
“si ci si vede”
“magari un giorno ti chiamo”
“si , magari un giorno…”
poi giunse un tipo
tra l’altro molto brutto
che se la portò via
e un po’ l’abbracciava
e in lontananza, forse, vidi pure
che le dava un bacio sulla bocca
ma non è certo
RAGAZZA CON SGUARDO TRISTE
ragazza con sguardo triste
bella come un giardino
con antiche panche di pietra
antiche panche di pietra
in un giardino
piccolo
un po’ dimenticato
un giardino
circondato da mura di pietra
antiche
un po’ diroccate
un giardino molto silenzioso
molto molto silenzioso
panche di pietra grigia
ragazza con sguardo triste
parli poco
mi piace
parli poco e dici tutto
UN’IDEA GENIALE
eravamo in trincea
sul fronte occidentale
gli dovevamo amputare il braccio destro
spappolato da un’esplosione
non avevamo anestetico
non avevamo alcol
ebbi un’idea:
“fatti una sega e quando vieni
tagliamo di netto”
questa
fu un’idea geniale
CADEVANO CAMMELLI QUEL GIORNO DI PRIMAVERA
forse avevo un po’ pianto
quella notte
avevo sicuramente bevuto molto vino
e dormito male
pieno di incubi nella testa
chi pensa troppo
fa molti sogni
spesso brutti
spesso belli
il mattino era giunto
con tutti i suoi uccelletti canterini
con tutti i suoi raggi di sole
con tutto il suo cielo blu
con mia madre che in cucina piantava casino
tirai su la persiana e li vidi
i cammelli che cadevano a decine dal cielo
cadevano sui tetti
e nelle piazze
e nelle strade
e nei parchi pubblici
e dentro i cortili
e nelle piscine
e dovunque un po’
cadevano
piano piano
delicati
come solo i cammelli sanno fare
come può essere delicato un cammello
che cade giù dal cielo
voi non potete neanche immaginare
un cammello
che cade
un giorno
durante la primavera
LA VERA STORIA DEL BIMBOBUE
bimbobue era un po’ bue
un po’ bimbo
un po’ bimbobue
aveva le corna
ma anche i quaderni
dove faceva i compiti
e faceva “muuu !”
ma anche parlava
come un bimbo normodotato
faceva il latte dal pirillo
ottimo e pannoso
e vi assicuro, era latte
l’ho assaggiato
ma faceva anche la piscia
dal suddetto pirillo
e poi c’aveva la coda
ma anche i pantaloni corti
e il pelo nero e bianco
ma anche gli occhiali
e mangiava l’erba
ma anche gli spaghetti
insomma era un po’ bimbo
un po’ bue
un po’ bimbobue
un giorno una bambina
di nome Camillafaust
gli chiese : “bimbobue posso assaggiare il tuo latte
che mi hanno detto ottimo e pannoso ?”
“ ma è chiaro ma è chiaro che puoi”
rispose bimbobue
e poi successero cose bellissime
che non racconterò
che è un’altra storia
ma la felicità intrise tutto e tutti
UN’OPERA D’ARTE
c’è il vecchio partigiano
ottant’anni passati
che ha fatto fuori un sacco di
fascisti
dopo la guerra
ne ha giustiziati un bel po’
ha ottant’anni
ha fatto la guerra
e prima di andare in montagna
era motorista su un aereo bombardiere
mi dice
- lo sai che non ci vedo ?
- no, gli rispondo
allora si toglie gli occhiali
e fa una cosa
con la stanghetta
inizia a picchiettarsi
ripetutamente
l’occhio
destro
e toc toc toc toc
- questo è di cristallo, fa lui, questo è di cristallo,
me l’hanno fatto in Spagna
poi mi racconta
dell’esplosione
mi racconta della fabbrica e dei sindacati
mi racconta dei padroni
e delle lotta
mi racconta degli aerei a elica
e del suo colonnello che non ci capiva un cazzo
mi racconta degli agguati
dei nazisti
degli anarchici
delle fucilazioni
di via Roma nel ’40
di suo figlio
di suo nipote
del nipote di suo figlio
della moglie che lo aspetta a casa
del coltello nella pancia
a una donna
una collaborazionista
finita male
mi racconta
di quanto sia difficile
tenere a bada tre motori
a duemila metri d’altezza
eliche comprese
mi racconta tante altre cose
tantissime altre cose
e intanto
io continuo a fissare quel suo occhio spagnolo
è perfetto
è un opera d’arte
CAVALLUCCI NEL CORTILE
vorrei portarti in un posto che so
se vuoi
se non vuoi, no
c’è questa insegna blu
dice
“cavallucci nel cortile”
ho subito pensato a te
mi son detto, a lei si che piacerebbe
non sono entrato
dobbiamo farlo insieme
è una viuzza
nella parte vecchia
con il pavimento antico
sai quel tipo di pavimento
coi ciottoli
e poi c’è questa insegna
blu
cavallucci nel cortile
quanti saranno?
sarà un cortile magico di certo
un cortile delle fiabe
fiabe di cortili segreti
che ho quasi paura
di non ritrovarlo più
ma mi son detto
a lei sì che piacerebbe
e di che colore saranno?
e lei potrà montarne uno?
si faranno accarezzare?
io li immagino di colori strani
porteremo delle carote
loro ne vanno ghiotti
e degli zuccheri
e tu metti quella gonna che mi piace
e quelle scarpe buffe
ti passo a prendere alle nove
sarò puntuale
sorriderò parecchio
TU
se tu fossi un puffo
tu saresti il puffo stronzo
se tu fossi un barbapapà
tu saresti barbamerda
se tu fossi un supereroe
tu saresti la donna muco
se tu fossi un pokemon
tu saresti un pokemon qualsiasi
tanto fanno schifo uguale
ma poi, a conti fatti
e concludo
tu sei tu e solamente tu
gli orpelli lasciamoli a poeti e poetesse da fiera
letteraria
se tu fossi il sole
cazzo che freddo
MI VOGLIO COMPRARE UNA STRADA IN MONTAGNA
mi voglio comprare
una strada in montagna
una casa no
una strada
li ci andrò
tutte le domeniche
con la corriera
tutte le domeniche andrò
nella mia strada in montagna
farò amicizia con gli scoiattoli
porterò loro delle paste secche
andrò su e giù per la mia strada
su e giù, su e giù, su e giù
su
e
giù
finchè non mi faran male i piedi
poi, mi siederò in mezzo
sicuro di non essere messo sotto dalle auto
poiché la strada è mia
e le macchine non possono
darò alla mia strada un nome
tipo strada villanzona
o strada pannocchia
o strada dei gatti pezzenti
o strada montana catalana
o strada buiosa
e ci porterò la mia fidanzata
per baciarci
e farci all’amore
le mostrerò la vista sulle valli
e se lei vorrà
potrà pattinare sulla mia strada
coi pattini a rotelle
di notte accenderò le torce
per fare un po’ di luce
e canterò a squarciagola
le canzoni che so
e se gli scoiattoli vorranno
potranno unirsi a me
cantare
non berrò vino né mi drogherò
poiché voglio essere lucido
semmai danzerò fino allo stremo
per poi cadere esausto e contento
non ci saran dazi da pagare
per passare sulla mia strada
basterà sapere la parola d’ordine
e la parola sarà: “posso passare?”
mi comprerò una strada in montagna
non mi servono muri, soffitti o cessi
pisciare, piscerò nell’erba
mi piace pensare che voi mi capiate
sennò non è lo stesso
quindi sforzatevi
GIULIA
Giulia, che nome bello hai
ed i tuoi occhi, Giulia…
Giulia, mi piaci tanto
che quando mi guardi e parli
mi tocca di trattenere il fiato
ed è per questo che dopo un minuto scappo
non sono pazzo
è che debbo riprendere aria
che ho piccoli polmoni
ed è per questo Giulia
che non ti parlo, non ti rispondo
che non so se hai mai provato a tenere il respiro
mica si può parlare
Giulia, forse un giorno
mi vedrai con una bombola d’ossigeno
ed un elmetto, come il palombaro
quando accadrà ti prego
non fuggire
non fuggire via nel vento, Giulia
che allor potrò parlare
e dire:
Giulia, che nome bello hai
ed i tuoi occhi, Giulia…
TRA VENTUN GIORNI
tra ventun giorni è il duemilatrè
la terra è sempre tonda
il cielo è sempre blu
ad Andreotti c’hanno dato ventitre anni
o ventiquattro, non ricordo bene
per mafia
io, Andreotti, mi sembra alle volte
di volergli come del bene
non è tanto una questione di stima
è proprio volergli bene
che strano…
l’altr’anno a quest’ora
ero molto felice
molto di più di adesso
ero come l’uomo più felice del mondo
avevo un’innamorata bellissima
con gli occhi verdi
e un corpo d’altri tempi
e mi faceva ridere
poi è andato tutto in vacca
la ragazza
Andreotti
e fa un freddo maledetto
qui dove sono adesso
tra ventun giorni è il duemilatre
le ragazze scompaiono dentro i loro cappotti
e sorridono poco
io mi chiedo a che gioco sto giocando
con chi
e soprattutto
cosa cazzo si vince
BARBERIS QUAROTTI
che io te ti pubblico a tue spese
solo se trovi un personaggio
importante tipo un professore
tipo Barberis Quarotti che ti
fa l’introduzione al libro che
non mi posso mica prendermi
sta responsabilità, io
io gli ho detto vabbè vediamo
ma dentro di me mi son detto figurati tu se ce la faccio a farmi fare
un’introduzione dal
famoso Barberisquarotti che con un nome così nobile figurati
dev’essere uno che non si
concede mica così al primo venuto
allora per fortuna
sono andato da un mio amico editore
lui si chiama Magilla
ma non è proprio il suo vero nome
viene così chiamato perché è abbastanza grosso
e da ragazzino era una bestia
lo si chiamava anche Conan, come il barbaro
perché quando beveva tanto
sbatteva i pugni sul tavolo
e urlava: per la barba di Crom!
io allora sono andato da Magilla
e gli ho detto
tu mi pubblichi?
si, mi ha detto
anche senza Bar Berisquarotti?
si, mi ha detto
e così eccomi qua
PATTI CHIARI, AMICIZIA LUNGA
io non mi muovo
io sto fermo
io non viaggio
io sedimento
io non vado
io non vengo
io sto
ho paura di viaggiare
ho paura che mi perdo
mi perdo nelle strade
mi perdo nelle piazze
mi perdo sopra i monti, in mezzo ai mari
mi perdo dentro il bosco
mi perderei anche in un bicchier d’acqua
se ne esistesse uno tanto grande da contenermi
una volta mi son perso in casa mia
hanno dovuto chiamare gli aiuti
con i cani
e mi hanno trovato che vagavo
tra le poltrone del salotto
confondo i punti cardinali
vado a nord
arrivo a sud
vado a est
arrivo a ovest
mi sembra di salire
mi trovo sotto terra
se voglio scendere
sbuco sul tetto
l’estate io la odio
che tutti partono
per destinazioni lontane ed ignote
e non paghi delle loro prossime avventure
mi chiedono tutti, e tu dove vai?
io?
sì, tu
io?
tu, sì
ah no, io no, io sto
stai?
sto
dove?
che domande, qui
non sei triste?
io no
e loro non capiscono
io mai e poi mai potrei dire
ho visto cose che voi umani
tipo i bastioni di Tannoiser
perché io sti viaggi verso l’ignoto, mai e poi mai, io
che se il capitano Kirk mi offrisse un viaggio gratis sull’Interprais
io gli direi, no grazie signor capitano Kirk
che a me i luoghi sconosciuti dove nessun uomo è mai stato prima
mi mette l’ansia
questa cosa, tra l’altro
non mi facilita con le ragazze
che alle ragazze, non ho capito perché, gli piace fare i viaggi
io non ho la patente
quindi manco a ballare posso portarle
quindi patti chiari e amicizia lunga
si sta a casa
guardare la tele e fare l’amore
QUANDO SARÒ RICCO
quando sarò ricco
assolderò un’equipe di medici al mio servizio
assolderò un gruppo di specialisti medici
che lavoreranno solo per me
medici e medichesse, s’intende
le medichesse anche brutte, chissenefrega
l’importante, brave
essi vivranno nella mia villa con piscina
e faranno una vita da nababbi
li pagherò diecimila o forse ventimila
o forse trentamila dollari al mese
e ognuno avrà la sua stanza con televisione
frigobar e vasca idromassaggio
essi saranno alle mie dipendenze
per curarmi in caso di bisogno
un cardiologo curerà i miei problemi di cuore
un pneumologo i miei problemi pneumatici
un andrologo quelli androcolitici
un psichiatra quelli della mia mente confusa
se avrò mal di schiena ci sarà un fisioterapista
se avrò male al ginocchio un ginocchiologo
un dentista mi curerà tutte le carie
e mi laverà i denti tre volte il dì
l’oculista mi metterà goccioline refrigeranti
dentro i miei occhi stanchi
lo psicologo dormirà accanto a me e appena mi sveglio
che ancora mi ricordo bene
ascolterà i miei sogni e me li spiegherà
e l’otorinolaringoiatra si occuperà di tutta quella roba
lì
poi ci sarà l’ematologo che mi farà tutte le trasfusioni
di cui avrò bisogno
e mi farà anche un sacco di esami del sangue
l’oncologo meglio stia a casa sua
che mi fa paura solo pensarci
mi spiace ma l’oncologo meglio di no
che i miei onchi stan benissimo
però voglio un pediatra
per i miei ospiti bambini
e un ginecologo
per le mie ospiti ragazze
e un veterinario
per i miei ospiti felini, canini
e per il coccodrillo
il dermatologo mi spalmerà sulla mia pelle
tutte le creme profumate
e il tricologo mi frizionerà il cuoio capelluto
con lozioni alla camomilla balsamica
infine ci sarà un chirurgo
che avrà a disposizione una sala chirurgica
con tutti gli ultimi ritrovati tecnologici e scientifici
in caso mi si debba operare d’urgenza
speriamo di no
la mattina io e la mia équipe di medici
si farà colazione tutti assieme a un grande tavolo in giardino
si scherzerà e si chiacchiererà allegramente
e le malattie non ci faranno più paura
e loro saranno simpatici
e amici miei
PRELIBATA
vai fare in culo
ti dico solo questo
presto
fai presto
vai fare in culo
prelibata che sei
sai dove vai?
fare in culo
sai cosa fare?
in culo
sai quando?
si lo sai
adesso
prelibata che sei
fai presto
ispirare simili poesie
dev’essere schifoso
LE COSE NON MI VANNO POI COSÌ MALE
stamattina ho aperto la televisione
alle sette c’è già uno che ti dice le notizie
mi son fatto una mistura
di cappuccino in polvere, latte, cioccolato, zucchero
la colazione del campione
il cielo è talmente nero
che se non fossi un duro
me ne tornerei a letto
ho finito il the
in Israele
hanno ammazzato dodici persone
in Italia ne hanno messo dentro venti
la Juve ha avuto culo nel sorteggio
in Sicilia è un bordello
tra vulcano e Fiat
le cose non mi vanno poi così male
esco di casa
con buone probabilità di non essere fatto fuori
da un terrorista suicida
ho un lavoro
e l’altra sera ho pure limonato
con una ragazza spiritosa
non fosse per il buio
e per il the
mi riterrei un giovane fortunato
API
non me l’hai letto il fondo del caffè
hai sorriso e te lo sei mangiato
poi mi piace farti ridere
poi quando ci salutiamo via, sento il tuo corpo
e dopo continuiamo a guardarci negli occhi
fin che si può
poi hai i capelli color di miele
è plausibile che le api ti vogliano bene
le api sono gente strana
sto fatto che pungono e poi muoiono
poi te ne vai, torni, te ne vai, torni
non voglio sapere dove vai
voglio sapere che torni
GLI ATROCI GATTI DELLA NOTTE
fumare, bere, mangiare,
scopare, se ce n’è
dormire…
scrivere, leggere, e ancora scrivere
andare al cinema
poi, ascoltare questa musica
non capisco le parole, ma è così bella
grattarsi il culo a fondo
stirarsi le ossa
cagare…
guardare le ragazze a primavera
con questi vestitini a fiorellini
e le gambe nude
belle
con i sandali
e gli atroci gatti della notte
che ogni notte
mi aspettano dietro la porta
affamati
mi chiedono in coro: “quando ci metti dentro una poesia?”
ora siamo pari
immonde bestie insane
atroci gatti della notte
partoriti dalla parte malata del mio cervello malato
ora lasciatemi dormire
vi ci ho messi
dentro
ora lasciatemi dormire
SONO UN POETA, CARA
vuoi che mi prenda la patente e guidi l’auto?
vuoi che mi trovi un lavoro, otto ore, cinque giorni la settimana
ferie e mutua e tredicesima?
vuoi sposarmi?
e fare dei figli?
vuoi che usciamo la sera, magari venerdì
con quella coppia di tuoi amici?
e il sabato una videocassetta?
vuoi che mi prenda le mie responsabilità?
vuoi che mi prenda delle responsabilità?
dimmi, come mi vuoi?
più alto?
meglio vestito?
più profumato?
più sicuro?
meno arrapato?
più arrapato?
quante volte alla settimana vuoi che lo facciamo?
due?
tre?
solo nei week end?
prima o dopo i pasti?
vuoi stare sempre sopra tu?
godi di più così?
vuoi che continuo a scrivere?
vuoi che smetto?
vuoi che divento famoso?
vuoi che le mie poesie d’amore parlano solo di te?
vuoi che smetto di usare il congiuntivo?
o vuoi che lo uso ancora?
mi vuoi con la barba?
coi capelli lunghi?
mi vuoi senza barba?
abbronzato?
pallido?
più muscoloso?
vuoi che smetta di fumare?
vuoi che ti baci quando meno te lo aspetti?
o vuoi decidere tu quando?
vuoi avere i tuoi spazi?
vuoi uscire con le tue amiche?
vuoi dormire a destra?
vuoi dormire a sinistra?
vuoi che io dorma per terra su un materasso?
mi vuoi più dolce?
o mi vuoi più duro?
mi vuoi più bastardo?
o mi vuoi più romantico?
mi vuoi ancora?
non mi vuoi più?
fai una cosa, cara
decidi come mi vuoi
magari fai una lista
e poi sali sul tetto
e recitala ad alta voce
io sarò lontano, allora
starò correndo veloce e leggero
e il vento, forse
mi porterà le tue parole
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